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Il trapianto di Rene ieri oggi e domani
Data: 10/3/06
Panoramica sul trapianto.

 

Quando sembra che il trapianto di rene abbia raggiunto un livello insuperabile, arriva la svolta. E si aprono nuovi orizzonti. “Il trapianto di rene rappresenta, dal punto di vista tecnico – dice il professor Paolo Rigotti, Associato di Chirurgia Generale Università di Padova – il più standardizzato e quello che ha permesso la maggiore sperimentazione delle nuove terapie immunosoppressive. I risultati sono ottimi ma vi sono ancora due problemi da risolvere. Uno è rappresentato dalla scarsità degli organi disponibili rispetto alla richiesta, il secondo è dato dal fatto che gli esiti a lunga distanza non sono così soddisfacenti come si vorrebbe”.

Cominciamo dalla scarsità degli organi. C’è assoluto bisogno di più organi. L’attesa di un trapianto è ancora lunga e non si sta riducendo. Chi soffre di insufficienza renale cronica ha per fortuna l’aiuto, fondamentale della dialisi che gli permette di continuare a vivere ma con una qualità di vita molto inferiore a quella ottenibile con il trapianto.

E per quanto riguarda i risultati? Il rigetto acuto ormai è raro, quindi i risultati su questo versante sono veramente ottimi. Non si può dire altrettanto per i risultati a lunga distanza. A dodici anni dal trapianto si perde circa la metà dei trapiantati. Quell’eccezionale miglioramento che si è avuto a breve termine non si è avuto a lungo tempo. Basti pensare che negli Stati Uniti, la malattia che richiede più frequentemente la necessità di un trapianto è il fallimento di un precedente trapianto di rene. I trapianti di rene possono essere ripetuti infatti anche diverse volte.
v E sulla terapia immunosoppressiva cosa ci può dire? E’ migliorata la terapia immunosoppressiva su breve termine. Questo vuol dire che il rigetto acuto è molto raro. Ma non si riesce ad evitare il danno cronico, protratto a distanza. C’è stato anche un notevole progresso con l’uso di nuovi farmaci che vengono assunti in diverse combinazioni e che permettono di ridurre gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva.

Cosa può fare il chirurgo per supplire alla scarsità di organi ? Ci sono due possibilità. La prima è data dall’utilizzo dei donatori marginali o non ideali che fino a pochi anni fa non venivano utilizzati. Mi riferisco soprattutto alle persone anziane, anche con più di ottanta anni, in uno stato di salute tale da poter prelevare i reni. In questo caso, con la biopsia si valuta l’idoneità dell’organo. Se il risultato è positivo, si utilizzano i due reni per lo stesso ricevente in modo da garantire una miglior funzione del trapianto. La seconda possibilità è di utilizzare maggiormente la donazione da vivente.

A che punto è la donazione da vivente? Negli Stati Uniti, l’anno scorso, per la prima volta, la donazione da vivente ha superato quella da cadavere. In Italia è meno del 10 per cento. Si è fatto un grande progresso con la tecnica laparoscopica del prelievo del rene che ha il grande vantaggio di essere meno dolorosa della chirurgia tradizionale (il donatore torna a casa dopo tre o quattro giorni) e di non presentare una deturpazione estetica perchè l’organo viene prelevato con una piccola incisione sopra il pube. Le condizioni per attuare la donazione da vivente sono la compatibilità del gruppo sanguigno e, fondamentale, la motivazione alla donazione.

E passiamo al ricevente. Abbiamo già detto prima dei nuovi progressi. C’è da aggiungere che dopo venti anni di sola ciclosporina ci sono nuovi farmaci che permettono terapie più specifiche andando ad agire solo sulle cellule coinvolte nel rigetto e non su tutto il sistema immunitario. Tra questi vi è il sirolimus (Rapamune), il micofenolato (Cell-cept), farmaci già in commercio, ed altri ancora in sperimentazione come l’FTY. Questi nuovi farmaci permettono la riduzione o addirittura la non utilizzazione degli steroidi che sono quelli gravati da più effetti collaterali .

Qual è la svolta? Si mira a riuscire a sospendere la terapia immunosoppressiva nel tempo. In pratica si vuole ottenere uno stato di tolleranza. Vuol dire che il paziente non combatte più contro l’organo ma ci convive. Si progetta la personalizzazione della terapia. E’ come costruire un vestito nuovo sul singolo trapiantato. Le ricerche sono molto avanzate. Ad esempio Starzl sta sperimentando una nuova strada che consiste nel dare una forte dose di farmaci immunosoppressivi nei primi giorni dopo il trapianto e poi ridurre gli stessi farmaci o addirittura eliminarli.

 

fonte: www.italiasalute.it

 






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Ultimo Aggiornamento: 20.08.2007 - 10:53:39