Dopo il trapianto di rene, una cura con anticorpi puo´ dimezzare il rischio di rigetto. Lo rivela uno studio inglese, pubblicato sul ´British Medical Journal´, che ha analizzato otto ricerche indipendenti sull´impiego di anticorpi monoclonali contro il recettore per l´interleuchina 2 (IL-2).
I dati indicano che gli anticorpi diminuiscono le risposte immunitarie contro l´organo trapiantato, senza compromettere il benessere dei tessuti estranei e senza aumentare il rischio di infezioni.
Dwomoa Adu, nefrologo presso il Queen Elizabeth Hospital (Birmingham), ha esaminato l´andamento di quasi 2mila operazioni di trapianto di rene in cui i pazienti, oltre ai normali farmaci immunosoppressivi, avevano ricevuto anticorpi contro l´IL-2 o placebo. I risultati hanno mostrato che, a distanza di sei mesi, gli anticorpi avevano ridotto del 49% il rischio di rigetto acuto, senza provocare effetti collaterali gravi.
Infatti, a distanza di un anno non c´erano differenze significative per quanto riguardava la sopravvivenza o il rischio di rigetto, rispetto ai pazienti trattati con placebo.I ricercatori fanno notare che una cura che permette di contrastare gli episodi di rigetto acuto e´ estremamente utile perche´, se si ripetono, la probabilita´ che i successivi tentativi di trapianto possano riuscire diminuisce di oltre il 50%.
Inoltre, suggeriscono che sarebbe importante seguire, per qualche anno, i pazienti trattati con gli anticorpi contro l´IL-2, cosi´ da determinare l´effetto del trattamento sulla sopravvivenza a lungo termine.
fonte: www.italiasalute.it